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lunedì 16 novembre 2020

Giochi da tavolo: i vari tipi, come sceglierli e come far felice tutta la famiglia.

In un'epoca in cui tantissimo dell'intrattenimento passa dal piccolo schermo, i giochi da tavolo possono passare un po' in secondo piano. In realtà sono tra le attività più belle da fare in famiglia, che oltre a far divertire sanno anche insegnare qualcosa.



Il segreto è capire qual è la tipologia di gioco più adatto ai propri gusti (oltre alla fascia d'età), perchè la scelta è davvero infinita.

Oggi quindi ospito sul blog Francesco, educatore socioculturale, per rispondere ad alcune delle domande più frequenti riguardo ai giochi da tavolo.

Quali sono le varie tipologie di gioco da tavolo e come capire quali sono le più adatte a noi?

Le tipologie sono molto numerose, difficile elencarle tutte: giochi di piazzamento, di strategia, di motricità, di velocità, di logica, di memoria, di intuizione... il metodo per scoprire quali generi di gioco sono più adatti a noi, invece, è semplice. Giocare, giocare e giocare. Provare tanti giochi diversi per scoprire, divertendosi, quali ci piacciono di più.

Da che età è possibile iniziare a giocare con questo tipo di giochi?


Esistono giochi da tavolo a partire dai due anni, con regole molto semplici e oggetti grandi facili sia da manipolare che da pulire. Lavorando in ludoteca ho però imparato che ci si può avvicinare fin da piccoli a molti diversi giochi da tavolo, perché a quelle età già solo aprire la scatola, osservare e sparpagliare i pezzi e usarli per inventare un modo di giocare può essere molto divertente. Giulio passa ore a muovere i conigli di Dixit o le miniature di Talisman senza conoscerne le regole, ma per la sua età va già bene così. Dopotutto, il foglio delle regole dice solo uno dei possibili modi di giocare un gioco da tavolo.

Esistono giochi da fare in solitario o in coppia?

La maggior parte dei giochi da tavolo prevedono un numero minimo di due giocatori (raramente 3), e alcuni possono essere giocati solo da due giocatori. Esistono anche giochi le cui regole indicano anche come giocare in solitaria, e tutti i giochi di tipo cooperativo possono essere fatti anche da un solo giocatore.

Quali sono secondo te i più educativi per i bambini?


A mio avviso apprezzo molto il mondo dei giochi cooperativi, dove tutti i giocatori vincono se riescono a lavorare insieme e tutti i giocatori perdono in caso contrario. Un obiettivo comune smorza gli eccessi di competitività, aiuta ad allenare l'attenzione verso l'altro e incoraggia a giocare anche quei bambini che a volte non si avvicinano ad un gioco per paura di perdere.

Mi piace anche avvicinare prima possibile i bambini al gioco di ruolo perchè 
praticandoli
(oltre a tutti i vantaggi appena descritti per i giochi cooperativi)  ci si allena a mettersi nei panni di qualcun altro e si allena l'immaginazione e la capacità di esprimere a parole quanto ci si è appena immaginati. Dal momento che i giochi di ruolo sono essenzialmente narrazioni a turno, infine, i bambini che ci giocano imparano ad ascoltare con attenzione le cose dette dagli altri e ad intervenire in modo pertinente quando è il loro turno di parlare. 

Consigli per quando si decide di acquistare o noleggiare un gioco?

Se avete una ludoteca nelle vicinanze, non esiste sistema migliore per avvicinarsi al gioco da tavolo. Il personale normalmente è in grado di consigliare giochi adatti agli utenti, specialmente a quelli regolari. Se invece del noleggio volete valutare degli acquisti, quando le fiere di settore ricominceranno consiglio anche di frequentare quelle, in modo da poter provare i giochi prima dell'acquisto, con l'aiuto di dimostratori capacissimi di spiegarveli rapidamente. 


Spero che questo viaggio nel mondo dei giochi da tavolo vi sia stato utile e prima di salutarvi vi ricordo che in tante città sono presenti le ludoteche (ne ho parlato in questo post), in cui è possibile noleggiare gratuitamente i giochi, in modo tale da poterne provare tanti e capire così quali sono quelli che abbiamo realmente voglia di acquistare per tenere a casa sempre a disposizione.



Abbiamo anche pensato di raccogliere i nostri giochi preferiti in questa vetrina Amazon (Link in affiliazione), sperando vi possa essere utile.

Buon divertimento!

Sara e Francesco.

martedì 31 gennaio 2017

Parla la psicologa: la rabbia nei bambini + tutorial barattolo della calma.

Oggi prende vita qui sul blog una rubrica a cui tengo tantissimo e che rappresenta uno degli obittievi per il mio 2017: parla l'esperto. Ho pensato che la cosa migliore che potessi fare per le mie mamme fosse di donare loro contenuti utili, che potessero mettere in pratica con i loro bambini per migliorare la propria qualità di vita. Frequento diversi gruppi di genitori su FB e ho notato che uno dei problemi principali delle famiglie è gestire in modo equilibrato gli scatti d'ira dei bambini che a volte sembrano così immotivati da far perdere la pazienza. Ho quindi deciso di chiedere a chi ne sa più di me di illustrarci l'aspetto psicologico di questo comportamento e di darci consigli in merito (io prendo nota per il futuro).
Lascio quindi la parola ad Annalisa Bresciani, Psicologa Clinica, Educatrice prenatale e neonatale, mamma di tre bambini. Con il suo lavoro aiuta le mamme e i papà ad accogliere le diverse fasi della loro vita di genitori in modo più sereno, trasformando le difficoltà in opportunità per vivere più gioiosamente accanto ai loro figli.


"Quando il nostro bambino piange, si dispera, urla per motivi per noi di poco conto, diciamocelo pure, disturba anche i genitori più calmi, se però riusciamo a comprendere cosa prova il bambino in quel momento, tutto diventa più facile.
La rabbia è il tentativo di un bambino di comunicare come meglio riesce in un dato momento.
Tutti reagiamo in continuazione sia a quello che succede dentro di noi, sia al contesto in cui ci troviamo. Lo so, sembra ovvio dirlo: questo vale anche per i bambini anche se noi adulti rischiamo spesso di dimeticarlo.
Un bambino arrabbiato non è:
-          cattivo
-          problematico
-          ingrato
Capita che i genitori reagiscano ad un momento di rabbia del proprio figlio con frasi tipo: “sei cattivo”, “non fare così”, “ma che problemi hai, ti diamo tutto quello che vuoi”, “con quello che ho fatto per te”. Capisco la frustrazione di una mamma o di un papà davanti ad un comportamento del proprio bambino che si fatica a comprendere (ho tre figli, ne so qualcosa), ma queste frasi, se volete davvero comprendere e aiutare il vostro bambino, sono proprio da evitare.
Un bambino arrabbiato ha bisogno della nostra vicinanza e del nostro amore incondizionato, non del nostro giudizio. Ogni volta che siamo in grado di accogliere i suoi sentimenti, gli stiamo comunicando la nostra totale accettazione della sua persona.
È innegabile che il pianto insistente e le urla del proprio figlio esasperino qualunque genitore, è fondamentale però capire che facendoci sopraffare dai nostri sentimenti rimaniamo focalizzati su di essi dimenticando che nostro figlio sta tentando di dirci qualcosa.
Il bambino si arrabbia quando sente di non avere il controllo della situazione, vorrebbe che le cose andassero diversamente, ma sa di non avere i mezzi per cambiare quello che non gli piace: alla base di ogni comportamento che esprime rabbia, c’è un senso di impotenza (vale per tutti piccoli e grandi).
Un adulto che insiste per raggiungere i suoi obiettivi, viene normalmente descritto come una persona determinata. Purtroppo, nel confronto adulti-bambini siamo abituati ad usare parametri diversi: un bambino che persegue in tutti i modi (quelli che conosce per età e sviluppo cognitivo) un suo obiettivo viene sovente descritto come difficile da gestire o facile ad arrabbiarsi…riflettiamoci!
Un bambino arrabbiato è un bambino che:
-          sta chiedendo attenzione
-          ha bisogno di aiuto
-          non tollera più una situazione

I motivi per cui una persona si arrabbia possono essere molteplici, ci si arrabbia di più quando si è stanchi, quando si deve interagire con qualcuno che non ci piace, o interrompere qualcosa di divertente, quando ci si sente traditi o incompresi e soprattutto la nostra rabbia aumenta quando sentiamo che gli altri proprio non comprendono la ragione del nostro comportamento. Ai bambini capita quasi sempre: si arrabbiano per cose che i “grandi” trovano futili o stupide, questo genera una grande frustrazione e la frustrazione genera ancora più rabbia…così non se ne esce!
Ci sono genitori che rimangono sbigottiti sentendomi dire che, nella maggior parte dei casi, le reazioni di rabbia di un bambino sono sane, credo che lo sgomento sia determinato da un lato da anni di credenze per cui il “bravo bambino” è quello che non si ribella e che vive sempre sottomesso al volere degli altri e dall’altro dalla paura di non essere dei bravi genitori dal momento che il loro bambino mostra “cattivi comportamenti”.
Un bambino che esprime la propria rabbia è in genere, un bambino che ha fiducia nei propri genitori e sa di essere accettato qualunque siano i suoi sentimenti: attenzione questo aspetto è importantissimo, un bambino che ha fiducia, sarà un ragazzino, un adulto, una persona che avrà fiducia in noi!
Trovo meno sano (anche se a breve termine più facile da gestire), il comportamento di un bambino che non si arrabbia mai: quello che viene visto sempre come un “bravo bambino” è individuo che già da piccolo si è arreso reprimendo sentimenti di rabbia e frustrazione. Questi sentimenti possono rimanere schiacciati fino a quando il bambino si sentirà abbastanza forte per ribellarsi (hai presente quando si dice: “no dai, non ci credo, è sempre stato così un bravo bambino”).
Il primo passo per aiutare tuo figlio nei momenti di rabbia, è cercare di capire come si sente.
 La nostra mente è in grado di farci fare un salto al di là del nostro punto di vista permettendoci di valutare come una situazione appaia agli occhi di un altro, questa capacità si definisce, in psicologia, perspective taking (assunzione di prospettiva).
Se ti sembra impossibile farlo, ti do una bella notizia: è una capacità che può essere allenata!
Si distinguono tre forme di perspective taking:
-          riesco a immaginare come vedi le cose tu
-          riesco a immaginare cosa pensi
-          riesco a immaginare cosa provi

Ti invito a provare a fare questo esercizio: quando il tuo bambino è arrabbiato per qualcosa, prima di reagire in qualunque modo, pensa ai tre punti che ho elencato qui sopra e immagina la situazione attraverso i suoi occhi, i suoi pensieri e i suoi sentimenti.
Fallo ogni volta che senti che stai perdendo la pazienza…mi piacerebbe se venissi a raccontarmi cosa succede (trovi i miei contatti...)


Non dimenticare:
-          il nostro comportamento è la lezione più importante: resta più impresso quello che insegniamo con le azioni che quello che insegniamo con le parole. Se tuo figlio è arrabbiato e strilla e tu gli urli di smettere, di fatto gli stai insegnando che è giusto usare la rabbia per ottenere quello che si vuole, o almeno, è giusto per il più forte.
-          Andare oltre all’apparenza è importante, bisognerebbe sempre partire dall’idea che il bambino si sta comportando meglio che può considerando le circostanze (ambientali e di competenze).
Comunica a tuo figlio che comprendi i suoi sentimenti standogli vicino: un abbraccio, una carezza, uno sguardo gentile sono una buona ancora nei momenti di sconforto; aspettate insieme che la tempesta passi, passa sempre e passa prima se non è alimentata da altra rabbia, solo quando sarà più calmo potrete riflettere insieme (in base alle sue capacità) su quello che è successo.


C’è un gioco che potete fare insieme in quel momento di transizione tra: “sono molto arrabbiato” e “forse mi sta passando”, è il barattolo della calma, lo conosci?"



Se non lo conoscete allora questo tutorial è fatto proprio per voi, vi faccio vedere come realizzarne uno con pochissimo materiale che di sicuro avete a casa.

MATERIALE:



1 vasetto di vetro riciclato
3 cucchiai di colla glitter
3 cucchiai di detersivo
poche gocce di colorante alimentare
acqua calda
colla a caldo

PROCEDIMENTO:


Metti nel vasetto un po' di acqua calda senza riempirlo e sciogli dentro alcune gocce di colorante alimentare.


Aggiungi la colla glitter


e il detersivo, mescolando bene il tutto, in modo da sciogliere la colla. Se avete dei brillantini più grande o delle paillettes si possono aggiungere in questa fase ma il barattolo della calma viene bene anche senza. Aggiungete altra acqua fino a riempire il vasetto.


Ora viene la parte più difficile, la sigillatura. Mettete della colla a caldo nella filettatura e avvitate velocemente il tappo prima che si asciughi. Sigillare anche nella parte esterna, tra il vetro e il barattolo. Controllate che non esca neanche una goccia d'acqua quando capovolgete il barattolo.


Questo passaggio è facoltativo ma se volete rifinire un po' il vostro barattolo potete coprire i mille strati di colla con della passameria o del nastro, di sicuro ne avete di riciclo conservati da qualche parte.


Ed ecco che il barattolo della calma è pronto! Ogni volta che il vostro bimbo si innervosisce o si arrabbia provate a proporgli questa semplice attività. L'oscillazione dei glitter nell'acqua possono diventare quasi ipnotici (non riuscivo a staccarmi) e potrebbero aiutarvi a gestire le piccole lotte quotidiane.

Spero che questo post vi sia piaciuto e che vi sia stato utile. Sarei molto felice di sapere che altri argomenti vi piacerebbe trovare prossimamente nel blog, sarebbe bello far crescere insieme questa rubrica.